Patteggiamento, riabilitazione e concessione della cittadinanza italiana

RIABILITAZIONE

La riabilitazione, prevista dall’art. 178 del codice penale, consiste in una procedura che consente a chi sia stato condannato con sentenza passata in giudicato o con decreto di condanna non opposto di chiedere e ottenere, se in possesso dei requisiti, la cancellazione dei reati e delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della condanna.

E’ un provvedimento con funzione promozionale, premiale, e volta alla risocializzazione, avendo come obiettivo quello di garantire l’effettivo inserimento del condannato nel tessuto sociale.

La riabilitazione è concessa qualora sussistano determinate condizioni:

I. il condannato non deve essere sottoposto a misura di sicurezza (esclusi i casi di confisca o di espulsione dello straniero dallo Stato) oppure, in tale eventualità, il provvedimento applicativo della misura deve essere stato revocato;

II. il condannato ha adempiuto le obbligazioni civili nascenti da reato, salvo che sia offerta dimostrazione di non poter adempiere in tal senso;

III. è trascorso il termine indicato, a seconda delle varie ipotesi contemplate dall’art. 179 c.p.

  1. In via ordinaria, l’istanza potrà essere avanzata solo qualora siano trascorsi tre anni dal giorno in cui la pena principale inflitta con la condanna sia stata eseguita o si sia in altro modo estinta.

  2. Qualora a presentare la domanda siano soggetti recidivi qualificati, di cui all’art. 99 c.p., il termine per la proposizione dell’istanza è di otto anni.

  3. Per coloro che sono stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza è previsto il più lungo termine di dieci anni, che decorre dal giorno in cui è stato revocato l’ordine di assegnazione ad una casa di lavoro o ad una colonia agricola.

  4. Nell’ipotesi in cui il condannato debba richiedere la riabilitazione per una condanna con pena sospesa, ai sensi dei c. 1, 2 e 3 dell’art. 163 c.p., il termine di cui al c. 1 della previsione in commento comincia a decorrere contestualmente a quello di sospensione della pena.

  5. Se, invece, la riabilitazione è richiesta per una condanna con pena sospesa c.d. "breve” ai sensi dell’art. 163, c. 4, c.p. la riabilitazione è concessa decorso il termine di sospensione di un anno previsto dal richiamato c. 4, ferma la sussistenza delle condizioni richieste dall’art. 179 c.p.;

IV. il condannato ha dato prova effettiva e costante di buona condotta (l’assidua applicazione al lavoro, il tenore di vita onesto e corretto, l’abbandono assoluto di ogni rapporto immorale, la conseguita o tentata riconciliazione con il soggetto passivo del reato. Tutti sintomi di ravvedimento, rieducazione e reinserimento sociale).

CITTADINANZA ITALIANA

La cittadinanza italiana è uno status del cittadino in base al quale l’ordinamento giuridico italiano riconosce la pienezza dei diritti civili e politici.

L’ordinamento italiano, in particolare, prevede che la cittadinanza si possa richiedere:

a) Per matrimonio: L’art 5 della legge n.91/92 prevede che il cittadino, straniero o apolide, coniugato con cittadino/a italiano/a può acquistare la cittadinanza italiana quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all'estero qualora, al momento dell'adozione del decreto di concessione della cittadinanza, non sia intervenuto lo scioglimento, l'annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi. Nel caso ci siano dei figli, nati o adottati dalla coppia, i termini vengo ridotti della metà.

b) Per residenza: Può richiedere la cittadinanza italiana per residenza il cittadino straniero, nato in Italia, cittadino di un paese UE o extra UE, apolide o rifugiato, residente in Italia, secondo quanto indicato di seguito:

  • Cittadino straniero nato in Italia e residente legalmente da almeno 3 anni.

  • Cittadino straniero figlio o nipote in linea retta di cittadini italiani per nascita, residente legalmente in Italia da almeno 3 anni.

  • Cittadino straniero maggiorenne, adottato da cittadino italiano, residente legalmente in Italia da almeno 5 anni, successivi all'adozione.

  • Cittadino straniero che ha prestato servizio, anche all'estero, per almeno 5 anni alle dipendenze dello Stato Italiano, in questo caso la domanda di cittadinanza italiana va richiesta alla competente Autorità Consolare.

  • Cittadino U.E. residente legalmente in Italia da almeno 4 anni.

  • Cittadino apolide o rifugiato residente legalmente in Italia da almeno 5 anni.

  • Cittadino extracomunitario residente legalmente in Italia da almeno 10 anni.

Per tutti i cittadini stranieri che rientrano in una delle fattispecie su indicate, è richiesto il possesso di un altro requisito, quello del reddito personale o del reddito familiare se appartenenti allo stesso nucleo familiare e sullo stesso stato di famiglia. Il reddito da considerare è quello relativo ai tre anni antecedenti alla domanda di cittadinanza nei seguenti limiti annuali:

  • Euro 8.263,31 per richiedenti senza persone a carico;

  • Euro 11.362,05 per richiedenti con coniuge a carico, aumentabili di euro 516,00 per ogni ulteriore persona a carico.

PATTEGGIAMENTO E RICHIESTA DI CITTADINANZA ITALIANA

Se un cittadino straniero ha subito una sentenza di “patteggiamento” può presentare una domanda per il riconoscimento della cittadinanza italiana?

In questa specifica ipotesi, lo straniero per ottenere il riconoscimento della cittadinanza dovrà necessariamente presentare in via preventiva un’istanza per vedersi concessa la riabilitazione dalla sentenza di applicazione pena.

Nei medesimi termini si è espresso il Tribunale amministrativo di Brescia, con sentenza 1731 del 4 Maggio 2010, secondo cui, per il condannato straniero che abbia presentato domanda di cittadinanza, non è sufficiente aver beneficiato della dichiarazione di estinzione del reato, ex art. 445/2 c.p.p. (patteggiamento). Quest’ultimo dovrà, infatti, ottenere, in prima battuta, la concessione della riabilitazione, che prevede un accertamento molto più incisivo in merito alla effettiva rieducazione e del reinserimento sociale del condannato.

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Cittadinanza, serve la riabilitazione

(Tar Brescia, 1731/10) 14 Maggio 2010, Tar Brescia

L’estinzione di "ogni effetto penale" quale beneficio del patteggiamento tradizionale - ex. art. 445/2 c.p.p. - non equivale alla riabilitazione e quindi non rimuove la causa ostativa alla concessione della cittadinanza

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Sullo stesso tema, si veda anche: Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 18.06.2009) 28.07.2009, n. 31089, nella quale la Corte si pronuncia negli stessi termini in relazione ad una caso di estinzione ex art. 445 c.p.p. per patteggiamento.


Per maggiori informazioni Avv. Naima Marconi, con studio in Mantova, specializzata in diritto penale,

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